I paladini del green della prima e seconda ora

Ritratto di Andrea Prandi
Pubblicato da Andrea Prandi
10/05/2021
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I paladini del green della prima e seconda ora. Non è necessario essere degli ambientalisti da lungo tempo per dare un contributo.

Molti trovano incoerente chi fino a ieri non mostrava alcuna sensibilità ecologica e oggi si fa paladino del green. Vale per le utilities, che alimentavano le centrali a carbone o petrolio. E vale per le case auto, ormai tutte più o meno tifose dell’elettrico.

I paladini del green? In azienda sanno ascoltare…

Che cosa ci si può aspettare da chi non è davvero un ambientalista convinto come noi? Molto. Chi ha sbagliato, se è intelligente, riconosce i propri errori e si sa evolvere. Siamo in una fase decisiva di evoluzione della società umana e quindi anche delle aziende. Le persone si fidano sempre meno di chi le guida, e si fidano molto di coloro che ritengono vicini al loro modo di essere e di pensare.

C’è bisogno di una presa di coscienza collettiva, ma anche dell’azione individuale. Bisogna scendere in campo subito e tutti devono dare il loro contributo: politici, ingegneri, giornalisti. Ma anche e soprattutto amministratori di condominio, impiegati, manager, operai, studenti, addetti alle pulizie, casalinghe…Tutti a qualsiasi livello possono influire sulle decisioni altrui, con le parole e con l’esempio. Soprattutto dentro le aziende serve più coraggio: il coraggio di indicare strade nuove, di esprimere opinioni, ma anche di ascoltare e cambiare strada da parte dei leader.

i paladini del green

Il presidente USA Joe Biden

 

I paladini del green sono i grandi della Terra o…?

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha riunito i grandi della terra per parlare di cambiamenti climatici e sono accorsi tutti, dal leader cinese Xi Jinping a Mario Draghi. A turno hanno parlato della lotta al carbonio e di conseguenza all’anidride carbonica, vero nemico della civiltà contemporanea per lil benessere del pianeta. Impegni, promesse, dichiarazioni, slogan, una parata di buone intenzioni che ha acceso i miei ricordi trasportandomi indietro nel tempo, come in un libro di Proust. Ero molto più giovane  (non vi dirò quanto) e già le tematiche sul clima mi appassionavano. Prima di fondare Vaielettrico.it con Mauro e Massimo, sono stato per 12 anni nel mondo dell’energia, occupandomi di comunicazione per una società leader come Edison. La mia memoria mi riporta fino ai primi tempi quando, sbarbatello, talvolta osavo far notare che forse la società stava ponendo troppa enfasi sull’utilizzo del carbone e sul gas. Mentre avrebbe dovuto far emergere quanto di buono si poteva fare in altri settori, a cominciare dalle fonti rinnovabili diverse dall’idroelettrico.

Il 2021 anno virtuoso per il clima? Il contrario

i paladini dell'ambiente

Fatih Birol (Agenzia Internazionale dell’Agenzia)

 

Ricordo i sorrisi, talvolta d’accondiscendenza, quando nelle riunioni me ne uscivo con considerazioni un po’ fuori dal coro. Ma alla fine anche ingegneri che per secoli avevano prodotto elettricità solo con le turbine qualcosa mi avevano concesso. Ovvero un bilancio di sostenibilità, eventi a zero emissioni… Ma soprattutto tante interviste dove un CEO piuttosto smart cominciava a smontare idee balzane come quella del gas sequestration per cominciare a parlare di eolico e solare. Certo, erano altri tempi, ma le tematiche (e questo mi conforta) sono rimaste del tutto attuali. No anzi, sono diventate il centro politico del mondo e il summit voluto da Biden lo dimostra. C’è un “però”. E quel “però” è che qualcosa ancora non funziona, qualcosa ancora non quadra. Pochi giorni fa il Guardian ha pubblicato un’intervista esclusiva a Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Birol ha confermato un dato definito da lui stesso “scioccante“. Il mondo nel 2021 sta per affrontare il secondo maggior incremento nelle emissioni di Co2 della storia. Solo nel 2010 c’è stato un picco più alto.

Non c’è solo la Co2: il riciclo della plastica non va

E così, da un lato i big globali dell’economia si battono il petto. Dall’altro (complice la ripartenza dopo lo stop nel 2020 causato dal Covid) la Terra, pur di accelerare e di tornare a produrre, si troverà sommersa di anidride carbonica. E invece di guardare al futuro tornerà indietro di 11 anni. Vale solo per il carbonio? No, parlando ad esempio del riciclo della plastica, l’analista di Bernstein, Bruno Monteyne, ha calcolato che per raggiungere gli obiettivi fissati dalla UE al 2025, la capacità di riciclo dovrebbe passare dal 9% al 41% in ciascun anno.

In pratica ha sentenziato: scordatevi quegli obiettivi. E’ la dura legge della domanda e dell’offerta. Vogliamo prodotti sempre più di qualità al prezzo più basso possibile. E questo ha un costo. La pandemia cambierà le cose? Avrà costretto i consumisti di tutto il mondo a mutare il loro stile di vita? Siamo tutti pronti a rinunciare ai viaggi in aereo (le emissioni di Co2 sono calate anche per i minori spostamenti)? Siamo pronti a limitare drasticamente la quantità di carne da consumare?

Non è facile fare scelte eco, anche per viaggiare

Credo l’interrogativo sia sempre più attuale. Io nel mio piccolo mi sono imposto una piccola e graduale decrescita, ma al momento non è così felice come la descrivevano. Ho fatto di recente un viaggio in macchina fino a Roma e mi sentivo quasi in colpa alla guida di un’auto “non-elettrica”. Poi mentre guidavo mi dicevo che con un veicolo elettrico non sarei mai riuscito a percorrere quella distanza. Di sicuro non in quei tempi. Ma la verità è che anche il nostro modo di muoverci, e di programmare vacanze e business travel, deve cambiare.

Come mai le Autostrade non sono ancora disseminate di punti di ricarica?Perchè mai quando ci sono le colonnine, passano mesi prima che siano autorizzati gli allacci? Come mai nelle riunioni di condominio non si cercano soluzioni al problema delle ricariche? E perché se entro in un concessionario qualsiasi la prima macchina che mi propone non è elettrica? Sto cercando risposte. Nella tecnologia, nella scienza, in cui credo ciecamente. Io sono di quelli che si sarebbe offerto volontariamente per sperimentare i vaccini, per intenderci.

Comprare l’auto elettrica è una scelta di campo

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Il ministro alla Transizione Ecologica Roberto Cingolani, 60 anni: posizioni controverse sulle EV.

 

Mi confortano le ricerche come quella recente condotta da Arthur D Little. Secondo la società di consulenza, una volta che i consumatori acquistano un’elettrica è molto probabile che manterranno la stessa tipologia quando sceglieranno la prossima auto. Insomma, non si torna più indietro. Ma ancora una volta quel che conta è darsi da fare, scegliere un veicolo divertente da guidare e che fa bene all’ambiente. Su quest’ultimo punto il ministro Cingolani, con cui ho avuto occasione di collaborare ai tempi dell’IIT, intervistato da Corrado Formigli, ha spiegato che per valutare la CO2 prodotta da un veicolo elettrico bisogna considerare l’intero ciclo di vita del prodotto. Vaielettrico a questo proposito ha pubblicato decine di studi e anche su questo aspetto non ci pare ci siano più dubbi. Il suo impatto è minore di quello di un veicolo con combustibile fossile. Poi l’auto elettrica è un simbolo. Coerente o non coerente, se la prendi hai fatto una scelta di campo. Dai l’esempio.

I paladini del green/ La morale è: se il mondo non ti sta bene, prova a modificarlo tu…

Spesso aspettiamo dagli altri le risposte. Ma questa volta le prime risposte devono arrivare dagli individui. Vanno bene gli obiettivi dati dai governi, sulle emissioni di Co2, sul riciclo della plastica o sugli incentivi per la mobilità elettrica. Vanno bene gli impegni delle case automobilistiche sui veicoli, vanno bene le strategie innovative dei colossi dell’energia su idrogeno e rinnovabili. Ma si arriva a un punto in cui toccherà agli individui. Dovremo fare la nostra parte. E per farla serviranno informazioni certe e chiare, riflessioni ponderate. Per questo noi di Vaielettrico siamo qui. Per ciò abbiamo dato vita a questo progetto editoriale. Come dice la “barista” Linda Hunt in Silverado“Il mondo è come te lo fai, amico mio. Se a te non sta bene devi modificartelo un po‘”.

*Articolo pubblicato originariamente su Vaielettrico 

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